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Opportunitą troppo spesso sprecate

I potenziali consumatori di servizi internet per motivi di cultura e turismo sono, nella sola Unione Europea, ormai prossimi ai 700 milioni di unità annue; il solo mercato nazionale dell'e-content ha raggiunto i 5 miliardi di euro di valore; la rivoluzione informatica, e in particolare quella del web, si rinnova costantemente. In questo panorama, l'Italia registra un forte ritardo in investimenti, innovazione e incentivazione all'uso delle nuove tecnologie, che si ripercuote gravemente sul nostro posizionamento internazionale in termini di sviluppo sociale ed economico. Dare impulso al binomio Cultura-Tecnologia significa trovare nuovi canali per fare impresa e dare impulso a una nuova economia. Recuperare il digital divide vuol dire creare nuova ricchezza, far crescere l'occupazione, e rimettere il nostro Paese in corsa con il resto d'Europa.
Mossa da queste convinzioni, l'Associazione Civita ha dedicato il suo ottavo Rapporto allo scambio tra internet e tecnologie dell'informazione da un lato e cultura dall'altro. In questo ambito il Centro Studi di Civita ha realizzato una ricerca, coordinata dal suo responsabile, Massimo Misiti, sull'offerta dei siti web dei musei e sul grado di apprezzamento. Complessivamente sono stati esaminati 110 musei italiani e altrettanti stranieri e sono state effettuate, in collaborazione con Unicab, mille interviste a un campione significativo di navigatori italiani.
L'indagine ha evidenziato che i visitatori italiani dei siti web sono 6 milioni e mezzo. In effetti, coloro che visitano virtualmente un museo sono un numero molto più alto di quelli che lo fanno realmente. In questi dieci anni il rapporto tra web e musei si è profondamente trasformato. I musei con una presenza web sono più che triplicati. Oggi i musei con un sito sono il 51,9% contro il 15% stimato nel 1998. Il 17,3% ha un dominio proprio.
Complessivamente l'analisi dimostra che nell'ultimo decennio sono stati fatti passi avanti. In particolare c'è una buona attenzione alla gestione dei contenuti, e in particolare alla presentazione delle opere e dei reperti conservati nei musei, oltre a una descrizione curata degli edifici che li ospitano. Il limite che semmai si avverte è che l'approccio ai contenuti è analogo a quello che si avrebbe nella predisposizione di un catalogo o di un testo su supporto cartaceo. La costruzione di relazioni tra gli oggetti, gli autori, la collocazione nel tempo e sul territorio non sono mai sviluppate con tutte le potenzialità offerte dalle tecnologie.
Eppure le nuove tecnologie offrono la possibilità di costruire nessi e legami tra informazioni diverse, di superare la dimensione e la fissità dell'oggetto esposto. Non si tratta di virtualizzare il museo, ma di utilizzare le tecnologie per un salto di qualità nelle informazioni, in modo da proporre una contestualizzazione nel tempo e nello spazio degli oggetti, che mostri la documentazione sulla tecnica di esecuzione o sui lavori di restauro, le informazioni sugli autori e quelle sul contesto in cui l'opera si realizza, le relazioni con altri oggetti e altri autori e così via. Un approccio che modifichi il modo stesso di avvicinarsi alla cultura, che solleciti la crescita di curiosità e conoscenza.
Rispetto ai musei stranieri, c'è una minore attenzione alla trasparenza e al visitatore e ci si preoccupa poco di soddisfarne le esigenze e di conoscerne le aspettative. I servizi sia per il pubblico generico che per gli specialisti sono piuttosto trascurati. Per un Paese caratterizzato da una forte attrattività turistica, un elemento di fragilità è rappresentato dalla scarsa attenzione al multilinguismo: talvolta persino in musei di fama internazionale manca la traduzione almeno in inglese.
L'offerta didattica, che spesso nel museo è ricca e qualificata, viene esclusivamente presentata e non favorisce l'interazione con gli utenti (non è quasi mai possibile scaricare materiali didattici, testi e altro per l'attività educativa esterna al museo) come invece accade in molti musei stranieri. A differenza di molti casi internazionali, anche le aree dedicate al merchandising da noi sono trascurate. Resta, quindi, molto da fare per migliorare.
Le domande sottoposte al campione hanno permesso di ottenere alcune indicazioni interessanti che rappresentano un unicum sullo scenario della ricerca in questo settore. Gli utilizzatori di internet che accedono ai siti museali sono il 35,1% del totale, in prevalenza maschi, con il 67% circa tra 25 e 64 anni e solo l'11% tra 15 e 24 anni. Le motivazioni prevalenti che spingono a visitare i musei sono curiosità (82%), informazione (60%), studio (25%). Il giudizio sui siti web dei musei è generalmente positivo.
C'è ancora molta strada da fare. Purtroppo uno dei punti critici è rappresentato dalla scarsità delle risorse. Da un'intervista effettuata sui musei oggetto dell'indagine, tra quelli che hanno risposto alla domanda, emerge che la spesa per la manutenzione e lo sviluppo del sito web del museo non supera i 2.000 euro l'anno, tranne qualche eccezione. Senza una politica di investimenti in questo settore a prevalente carattere pubblico rischiamo di perdere terreno, con ripercussioni significative sia per le innovazioni tecnologiche che per la competitività turistica. Come la ricerca ha messo in evidenza, l'offerta culturale rappresenta uno degli elementi portanti della proposta dei siti web di promozione turistica, in particolare delle grandi città d'arte. Potenziare gli investimenti nel settore della promozione culturale è un modo per rilanciare un settore fondamentale, quello del turismo, ma anche per fornire nuovi contenuti alle imprese che operano nell'innovazione tecnologica, dove la cultura trova infinite possibilità di applicazione.
FONTE: www.ilsole24ore.com

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