Il verbo è rimasto lo stesso: "viaggiare". Tutto il resto è cambiato. Noi non andiamo più in un luogo sconosciuto, affrontiamo un deja vu. Non lo scegliamo dopo un consulto con qualche essere umano, ma al termine di una sparatoria di clic. Ma non cadiamo nella consueta trappola della nostalgia: il viaggio ai tempi di Internet sarà meno sorprendente, ma molto più sicuro.
Le probabilità di avere quel che ti aspetti infinitamente più alte. Il web travel ha fatto giustizia di una serie di cattivi consiglieri. Primo: l´amico che c´era già stato. Una delle motivazioni fondamentali per la scelta di una destinazione era il suggerimento di qualcuno che l´aveva sperimentata. Conoscenti con pacchi di diapositive o rulli di pellicola in cui apparivano invariabilmente felici (e chi non lo è quando si mette in posa?), vicini di casa che tornavano con facce soddisfatte, souvenir improbabili e raccomandazioni su ristoranti con l´aragosta a 5 dollari (che sarebbero poi risultati introvabili). La realtà è che nessuno vuole mai ammettere di aver sbagliato vacanza o weekend e preferisce condividere la fregatura piuttosto che tenerla per sé.
Secondo: gli agenti di viaggio. La categoria è ormai in estinzione, e forse a ragione. La credibilità è sempre stata bassa. Nei loro uffici vedevi aspiranti viaggiatori sedersi, ricevere cataloghi con carta patinata e fotografie lussureggianti. Sfogliavano abbagliati, chiedevano consiglio. L´agente nulla sapeva, mai era stato in uno di quegli hotel, club, bed & breakfast, guidava a caso, come un orbo al volante. E spediva, incassando.
Terzo: le guide. Il piccolo scandalo suscitato dall´autore di una Lonely Planet su un Paese che non aveva mai visto è stata la dimostrazione di un fatto noto: la maggior parte delle guide turistiche sono inattendibili, ricalcate su altre guide precedenti senza tener conto del tempo trascorso, arricchite con tocchi di fantasia ben che vada desunti da romanzi ambientati in quei luoghi. Ne sono certo. Come mai? Vent´anni fa ho scritto guide di posti in cui non ero mai stato. Anche se, devo ammetterlo, quando finalmente andai in uno di questi comprai la mia guida all´aeroporto e non mi persi.
Quattro: le riviste di viaggio. Per anni ci hanno sedotto nelle edicole, infilando un´isola greca tra la faccia di un politico e quella di una conduttrice tv. La scelta era necessaria, la voglia di fuga salvifica. E allora ecco: "I 10 paradisi del Mediterraneo", "La Nuova New York", "La Gerusalemme libera". Con gli hotel migliori, i ristoranti sopraffini, le attrazioni da non perdere. Tutto sempre bellissimo, mai una stroncatura. Come se una rivista di libri non avesse mai una critica da fare a un romanzo: solo capolavori. Anche "Va dove ti porta il cuore". Ma se vai dove ti porta la rivista di viaggio finisci spesso nel vuoto.
Internet, invece. È un altro mondo.
Più affidabile dell´amico. Hai una comunità di sconosciuti che mettono online le loro esperienze e le loro opinioni. Non sai chi sono, ma se qualcuno sceglie di dedicare un´ora della sua vita per avvertire l´umanità in procinto di viaggiare che "a parte Petra la Giordania è una noia mortale", che "l´hotel Taylor ha stanze minuscole, il personale è scortese e la colazione sovrapprezzo", che al "ristorante Margot non si mangia più come una volta", c´è da credergli.
Più esperto dell´agente di viaggio. Le tariffe aeree sono confrontabili con un paio di clic. I siti delle località, dei loro hotel e ristoranti contengono più informazioni dei cataloghi, puoi vederli in decine di foto particolareggiate, visitarli virtualmente. Ma soprattutto puoi leggere le recensioni di chi ci è stato. Un controllo democratico di qualità che riduce le fregature.
Più aggiornato delle guide. Ristamparne una richiede anni. Per modificare un sito bastano minuti. Il mondo, le sue destinazioni, variano in tempo quasi reale.
Più credibile delle riviste. Su Internet le stroncature fioccano. Gli alberghi hanno più bocciature che promozioni. Vengono smascherate le truffe degli zoom e dei grandangoli. Verificata la distanza dal mare. Viaggiatori pignoli tramandano l´esito dei loro controlli: i "10 paradisi" si riducono a 3, le novità di New York si limitano, Gerusalemme resta prigioniera del proprio destino.
Dove sta il limite, dove si nasconde la fregatura?
Primo: come con l´informazione, Internet dilata troppo i confini, tutti mettono in rete tutto e non sai a chi affidarti. Quali recensioni saranno obiettive e quali fasulle, scritte da un rivale, provocate dal malanimo di una giornata di pioggia o dall´entusiasmo di una conoscenza di viaggio?
Secondo: se tutto quel che leggi è vero, se tutto quel che pre-vedi esiste, se hai già fatto il tour virtuale della tua camera, della spiaggia, hai visto la via dello shopping su Streetview, scelto il menù della cena sul sito del ristorante, come potrai ancora considerare il viaggio una scoperta?
Fonte: repubblica
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